MOSFET

Movimento contro la Stigmatizzazione del Feticismo

Il MOSFET è un movimento culturale che si propone di contrastare lo stigma che circonda il feticismo dei piedi.

Il feticismo è una delle molteplici espressioni della sessualità umana. Non è una devianza morale né un’anomalia sociale: è una variante dell’esperienza del desiderio, presente in modo diffuso e trasversale ai tempi e alle culture.

Eppure, nella nostra società, il feticismo continua a essere guardato con sospetto, ridicolizzato o patologizzato. Questa reazione nasce da una visione normocentrica della sessualità e del corpo, che considera legittime solo alcune forme di attrazione e ne marginalizza altre, definite implicitamente come deviazioni rispetto a un modello presunto di “normalità”, rafforzato nel tempo dai media e dalle istituzioni culturali.

Tale impostazione è in contrasto con le acquisizioni della psicologia, della medicina e della sessuologia contemporanee, che distinguono chiaramente tra preferenze consensuali e comportamenti dannosi e patologici. L’assenza di un’educazione sessuale strutturata e scientificamente fondata contribuisce a mantenere disinformazione e confusione su questi temi, portando dunque alla nascita di uno stigma.

Lo stigma genera silenzio. Il silenzio alimenta ignoranza. L’ignoranza rafforza lo stigma.

Questo circolo vizioso produce vergogna e chiusura. Molte delle persone che vivono un’inclinazione feticista scelgono infatti di non parlarne pubblicamente, a differenza di quanto accade per altre preferenze personali, anche intime, che sono ormai socialmente accettate. Allo stesso tempo, nascono spazi di aggregazione nascosti e frammentati, spesso confinati a contesti digitali poco trasparenti.

Nel vuoto lasciato dal dialogo consapevole, a emergere sono quasi esclusivamente i comportamenti morbosi, irruenti e molesti, che non rispettano confini e consenso. A tutto questo si aggiunge una narrazione mediatica che tende a trattare il feticismo come bizzarria, problema o “moda”, privilegiando l’engagement e la polarizzazione rispetto alla corretta informazione. Anche contenuti apparentemente ironici contribuiscono, più o meno volontariamente, a consolidare stereotipi: il feticista viene dipinto come ridicolo, debole, sottomesso o, al contrario, viscido e inquietante. Queste immagini finiscono inevitabilmente per diventare l'unico volto del fenomeno nell’immaginario collettivo.

Nello spazio pubblico e nei contesti digitali, il feticismo è spesso oggetto di scherno diretto. Non sono rari commenti che liquidano i feticisti come “non normali”, oppure giudizi sprezzanti che riducono l’inclinazione a qualcosa di incomprensibile o grottesco. Questo linguaggio, ripetuto e normalizzato, rafforza l’idea che si tratti di una deviazione piuttosto che di una preferenza.

Parte di questo rifiuto affonda le radici in rappresentazioni culturali del corpo che associano alcune parti, come i piedi, a sporcizia o degrado simbolico. Nell’immaginario comune i piedi vengono spesso percepiti come intrinsecamente “sporchi”, mentre altre parti del corpo sono socialmente erotizzate senza che ciò susciti particolare scandalo. Questa gerarchia simbolica non ha una base oggettiva: è il risultato di costruzioni culturali stratificate nel tempo.

La conseguenza è che molte persone interiorizzano lo stigma fino a percepire la propria inclinazione come qualcosa da confessare. La necessità di “rivelare” il proprio feticismo al partner, come se si trattasse di una colpa o di una deviazione da giustificare, è essa stessa il segno di un pregiudizio radicato. Nessuno dovrebbe sentirsi in dovere di scusarsi per una preferenza consensuale che non danneggia nessuno.

MOSFET nasce per rompere il ciclo che trasforma una preferenza in motivo di vergogna.

In una società che riconosce sempre più la pluralità delle identità e delle preferenze individuali, diventa necessario includere anche il feticismo nel perimetro delle espressioni legittime del desiderio, quando vissuto in modo consensuale, maturo e rispettoso.

Normalizzare non significa banalizzare. Significa sottrarre terreno alla caricatura. Significa riconoscere la complessità delle inclinazioni umane. Significa permettere a persone comuni di non sentirsi patetiche, malate o pericolose per ciò che provano.

Consentire alle persone di esprimersi liberamente è il modo più efficace per contrastare l’ignoranza che distorce il dibattito pubblico. Parlare apertamente del proprio feticismo, rispondere alle domande, raccontare la propria esperienza significa offrire agli altri strumenti per comprendere. Significa mostrare che dietro l’etichetta esistono individui comuni, con desideri comuni, che non rappresentano alcuna minaccia.

Solo attraverso visibilità e dialogo è possibile superare il tabù e indebolire lo stigma in modo duraturo.